CAMPIONATO ITALIANO SAS 1996 - AREK VOM GRAUEN STERN

Lo conoscevo fin dal giorno in cui arrivò in Italia ; un cucciolo di due mesi con un grande avvenire di fronte a sé. Ma incontrò sulla sua strada la malvagità dell’uomo, la piccolezza di una persona che non riuscendo ad emergere nella propria vita e a conquistarsi un posto nella “civiltà umana”, sfogava su di lui tutte le sue repressioni, riducendolo a soli due anni in un essere amorfo nel corpo e nell’anima che non aveva più neanche il rispetto di se stesso.
Comprai Mufasa con gli ultimi soldi che avevo, ero intenzionata a ridare a quel cane la dignità che meritava.
Fu difficile e faticoso cercare di risollevare il suo spirito, ma anche entusiasmante e formativo. Ogni giorno costruivamo un pezzetto del nostro rapporto, basando la nostra casa sulla fiducia.
Per prima cosa gettai via tutto quel che poteva ricordargli la vita con l’uomo: collare, guinzaglio, comandi di lavoro, tavolacce di legno, box d’isolamento e pasti serviti con riserva … sostituendolo con la forza di un branco unito e sincero, consapevole del fatto che solo l’unione e la protezione, la salute e la salvaguardia di tutti i suoi membri può accrescerne il vigore. Lo portavo a correre in campagna sperando che con quella corsa potesse liberarsi delle oppressioni e dei soprusi subiti. Lo facevo dormire accanto a me, sperando che il calore di un contatto potesse placare la sua solitudine. Parlavo con lui con voce pacata e ferma sperando che le parole potessero donare ristoro al suo timore.
Ci volle circa un anno per riportarlo in città, e due per frequentare nuovamente un campo di lavoro.
Non era nei miei progetti ricondurlo su un ring di gara, ma a mano a mano che la resistenza tornava ad essere parte di lui, anche il desiderio di rendergli giustizia si faceva avanti.
Mufasa all’età di cinque anni aveva superato gran parte delle sue nevrosi, ed iniziava a provare piacere ad eseguire con me alcune sequenze di lavoro. Il piacere era nel lavorare insieme per costruire insieme.
Eravamo divenuti ormai simbionti, eravamo uno il completamento dall’altra, acquistavamo sicurezza dal nostro rapporto. Ciò che accadeva all’esterno non aveva molta importanza, ne aveva solamente stare insieme.
Concorsi con Mufasa un anno e mezzo e partecipammo a quattro importanti gare nazionali che lo videro eccellere in ogni disciplina tanto che ancora oggi si parla di lui e viene ricordato come un “grande cane”. La fine della sua carriera agonistica fu posta dai danni provocati dai maltrattamenti subiti in quei due primi anni di vita che, con l’avanzare dell’età, potevano divenire letali se avesse continuato.

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A Mufasa devo un grande insegnamento: la volontà, quella virtù che dà la poss ibilità di reagire alle avversità, l’impegno ad andare avanti, la decisione a far valere i tuoi principi, il vigore per proteggere il tuo branco. E la scoperta delle gioie semplici: la gioia di rotolarsi nell’erba e di correre sulla neve; la gioia in una carezza, in un agguato alla pallina e in un sasso caduto in un ruscello, in un tuffo nell’acqua e in una sgrullata; la gioia per la pappa che arriva, per te che torni anche se sei stata via solo cinque minuti, e nel rivederti saltare sulle quattro zampe, roteare la coda e fare la gobba come i gatti…la gioia di poter essere se stessi ed essere amati per quel che si è…

A Mufasa dedico queste pagine “web”… nei filmati qui riportati sono ancora evidenti alcuni segni del suo passato, ma guardando le immagini con il cuore oltre che con gli occhi, è facile riconoscere la grande serietà e rispetto che questo grande Cane ha sempre mostrato per il lavoro… non soffermatevi a rimirare le sequenze sportive, soffermatevi ad ammirare una creatura che solo tre anni prima non aveva neanche più il coraggio di affrontare se stesso.